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Prodotti alimentari radioattivi in vendita a Minsk

Gli esperti parlano di continue e massive violazioni nel campo della vendita al dettaglio di prodotti alimentari

Per la salute umana risultano dannose anche dosi estremamente basse di radioattività. L’opinione é stata espressa da Ivan Nikitchanka, collaboratore dell’Accademia Nazionale delle Scienze e presidente dell’associazione pubblica socio-ambientalista “Centro per il supporto alle iniziative su Chernobyl”. L’agenzia di stampa BelaPAN riferisce che il centro é in possesso di informazioni circa enormi violazioni delle norme nel settore della vendita al dettaglio di prodotti alimentari.

In particolare, come dichiarato da Nukitchanka, nell’autunno 2009 l’amministrazione del mercato alimentare Zahnodni di Minsk ha rifiutato di fornire l’insieme delle informazioni previste a proposito dei dati sui radionuclidi contenuti nei prodotti. Secondo lo scienziato, soltanto uno dei venditori di quel mercato aveva ottenuto la certificazione di non contaminazione dei prodotti da lui venduti. La stessa situazione si é ripetuta al mercato di Rakau, sempre a Minsk, come ha confermato un altro membro del centro, Syarhei Bahun.

Questi ha proposto di mandare un appello scritto a tutti i mercati alimentari del paese chiedendo informazioni circa la contaminazione radioattiva dei prodotti, come previsto dalla Aarhus Convention sul libero accesso alle informazioni in materia. “Altrimenti agiremo per vie legali”, ha detto Bahun.

Nikitchanka ritiene che la Bielorussia debba abbandonare la possibilità di definire livelli di radioattività negli alimenti tollerabili.
Precisa che nel 2009, a causa della posizione assunta dal Dipartimento degli aiuti umanitari, il Centro ha dovuto rinunciare al progetto “Sostegno informativo alle popolazioni che vivono nelle zone contaminate sulle condizioni ambientali regionali”. Il Centro non ha avuto l’autorizzazione a registrare un progetto pilota per la coltivazione e la produzione di prodotti agricoli non contaminati e per assicurare la protezione dalle radiazioni per la popolazione della Bielorussia. Come precisato dallo stesso Nikitchanka, questo é stato fatto senza fornire alcuna motivazione.

Lo scienziato ricorda poi il suo appello a Lukashenko del 23 ottobre 2009, dove ha chiesto che il concetto di vita sicura delle popolazioni nelle zone del dopo Chernobyl venisse rivisto tenesse conto di un “impianto normativo a garanzia delle popolazioni che possono assorbire dosi differenti di radioattività”. Non ci fu allora alcuna risposta.

Il segretario del comitato bielorusso “Bambini di Chernobyl”, Tamara Belaokaya, ha puntato il dito sul fatto che, nel corso degli ultimi sei anni, dal Centro scientifico repubblicano sulla medicina radioattiva non é stata prodotta da parte di professori o dottori alcuna ricerca o pubblicazione sulle questioni legate al post Chernobyl. E’ la prova che il problema del supporto scientifico e della ricerca in questo campo é indispensabile.

Charter97 - 25 gennaio '10

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