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Mozione presentata al Senato dal Senatore Francesco Ferrante
Rivedere la politica di accoglienza dei bambini di Cernobyl in Italia
Messa in sicurezza del reattore di Cernobyl
Interventi tesi alla salvaguardia della salute delle popolazioni esposte alle radiazioni emesse in seguito a quella catastrofe.
Il Senato,
premesso che:
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a distanza di oltre 20 anni dalla catastrofe nucleare di Chernobyl dell’Aprile ’86 che ha causato danni gravissimi dal punto di vista sia ambientale che sanitario, che sociale, numerose associazioni continuano ad organizzare progetti di accoglienza dei bambini che vivono nelle zone contaminate dai radionuclidi;
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le iniziative di accoglienza dei bambini di Chernobyl hanno assunto in questi anni dimensioni davvero notevoli, soprattutto per quanto riguarda il nostro Paese rispetto al resto d’Europa, spesso però non controllate, che richiedono non solo serie considerazioni, ma interventi per garantire maggiore tutela ai bambini ospitati, affinché non debbano subire ulteriori ingiustizie oltre a quelle già subite dal punto di vista ambientale e/o sociale;
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pur riconoscendone l’alto valore solidaristico, soggettivamente motivato, che porta centinaia di associazioni e migliaia di famiglie ad impegnarsi in un campo così delicato e degno di attenzione come è quello dell’infanzia, occorre porre l’attenzione sulle ricadute per quanto riguarda le modalità e le finalità con cui questi progetti di accoglienza vengono realizzati;
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spesso il soggiorno ripetuto nella stessa famiglia, seguito dal rientro di questi bambini in situazioni materialmente povere e limitate dal punto di vista dei rapporti interpersonali, in particolare per quanto riguarda i bambini provenienti da istituti, può rivelarsi un percorso negativo pur se condotto con le migliori intenzioni di fondo. Spesso le famiglie che, gioco forza, costruiscono legami affettivi con i bambini ospitati, non sono adeguatamente preparate a gestire un processo di questo genere e talvolta non sono soggette ad alcun tipo di controllo;
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dalla lettura del dossier “Legambiente Solidarietà: le nuove sfide del Progetto Cernobyl” presentato dalla Associazione Ambientalista, il 16 gennaio 2007, emerge che sono 298.000 i bambini residenti in zone contaminate della Bielorussa che avrebbero diritto a progetti di risanamento sul territorio nazionale o all’estero, per uno o due mesi all’anno a seconda del livello di contaminazione del luogo di residenza. Nell’anno 2005 solo il 18,79 % di questi bambini hanno beneficiato di un soggiorno all’estero, in questa percentuale sono quantificate le uscite/ingressi, che comprendono un numero consistente di bambini che hanno beneficiato di più soggiorni nell’arco dello stesso anno e che si ripetono negli anni successivi;
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spesso alcuni di questi bambini beneficiano di un ulteriore soggiorno di risanamento interno: risulta pertanto evidente quanto sia elevato il numero di bambini che rimane escluso da qualsiasi opportunità programma di risanamento. A tutto ciò si aggiunge una politica che mira a ridurre, ovviamente solo sulle mappe, le zone contaminate, escludendo così intere fasce di popolazione dal diritto di beneficiare di sussidi e sostegni, tra cui i programmi di risanamento e assistenza sanitaria rivolti ai bambini e alle bambine residenti;
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solo in Bielorussia oltre il 90% dei pensionati, si legge ancora dal dossier dell’associazione ambientalista, vive sotto il livello di povertà e la situazione non va meglio in Ucraina, dove molte famiglie sfollate vivono in miseria e senza prospettive. Il disastro ha contaminato un’area, tra Russia, Bielorussia e Ucraina, grande due volte l’Irlanda;
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il Paese che ha avuto le conseguenze maggiori è la Bielorussia dove si è avuto il 70% della caduta radioattiva che ha contaminato il 23% di tutto il territorio nazionale, colpendo una vasta area agricola e boschiva. In quella che è stata definita “la zona morta”, un’area compresa in un raggio di 30 chilometri dalla centrale, sono state evacuate in via definitiva oltre 400.000 persone, anche se alcune stanno lentamente tornando e i villaggi abbandonati si stanno ripopolando da chi non ha nessun’altra possibilità di vita. In Bielorussia, anche a causa del disastro di Cernobyl e della conseguente povertà che si è abbattuta su gran parte della società, molte famiglie si stanno disgregando: i giovani che cercano fortuna all’estero e i più anziani che non trovano altra via d’uscita se non attraverso e a tutto questo si aggiunge l’esplodere dell’Aids che in certe realtà si sta diffondendo pericolosamente;
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la stima riguardo alle sostanze radioattive disperse nell’ambiente al momento dell’esplosione e del successivo incendio è di oltre la metà dello iodio e del cesio presenti nel nocciolo, più altri radionuclidi e gas radioattivi pari a una attività di 11 EBq, ovvero un miliardo di miliardi di Bequerel. Il fall-out ha interessato il 5% dell’Ucraina, solo marginalmente la Russia (lo 0,6%).In oltre 46.000 chilometri quadrati si registrarono valori di oltre 37 kBq/mq per la presenza di Cesio137: un’area questa che comprende 27 città in cui vivevano oltre due milioni di persone, in pratica più di un quinto dell’intera popolazione. Più localizzata risultò la contaminazione da Stronzio 90, in circa il 10% del territorio, con livelli massimi di 1800 kBq/mq nel distretto di Khoyniki, nella regione di Gomel (Bielorussia), in un perimetro di 30 chilometri intorno alla centrale. Sempre nella regione di Gomel, nei distretti di Bragin, Narovlya, Khoyniki, Rechitsa, Dobrush e Loev, che rappresentano circa il 2% della Bielorussia, si rilevarono le maggiori contaminazioni da Plutonio 238, 239 e 240. Anche in questo caso il distretto di Khoyniki è quello che ha fatto registrare i valori più alti con più di 111 Bq/mq. La zona dei 30 chilometri di raggio attorno alla centrale è quella da cui la popolazione è stata evacuata nel 1986 per gli elevati livelli di contaminazione: in quest’area lo Stronzio 90 raggiungeva valori superiori a 3 Ci/kmq e il Plutonio, con i vari isotopi, superiori a 0,1 Ci/kmq. Purtroppo la situazione a vent’anni di distanza da quell’incidente rimane pressoché immutata;
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per questi motivi appare quindi necessario ed urgente diversificare, modificare, rivedere e migliorare sia in termini quantitativi sia in termini qualitativi le iniziative di ospitalità, di affidamento dei bambini provenienti da quei Paesi.
Impegna il Governo:
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ad attivare progetti ed interventi in favore delle popolazioni contaminate, sia direttamente sul territorio di residenza dei bambini che in generale nel Paese nel suo complesso, in particolare favorendo progetti di risanamento presso centri in zone non contaminate. Potenziare gli interventi sanitari di prevenzione e diagnosi precoce, accompagnati da campagne di informazione e di educazione ambientale, alimentare e sanitaria per minimizzare o ridurre i rischi legati all’esposizione diretta o indiretta a isotopi radioattivi;
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ad avviare un lavoro scientifico articolato sia dal punto di vista sanitario che ambientale e di ricerca in collaborazione con enti, associazioni e ONG ambientaliste italiane, europee e di Paesi colpiti duramente dal fallout radioattivo.
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a proseguire con le verifiche, in particolare attraverso monitoraggi ambientali, chiedendo un forte impegno della Comunità Internazionale ed in specifico della Commissione Europea e quant’altro sia necessario per inquadrare e definire correttamente le attuali conseguenze e le reali necessità di intervento, in modo da garantire alle popolazioni residenti adeguate e corrette informazioni e strumenti di intervento efficaci;
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a favorire quindi programmi sanitari strettamente correlati alle conseguenze del fallout radioattivo, privilegiando interventi di prevenzione e screening che permettano la raccolta di dati scientifici utili a misurare l’efficacia dell’intervento e lo stato attuale, conseguente alla contaminazione radioattiva;
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a regolamentare i programmi di accoglienza in Italia che richiedono tutele e garanzie forti e precise; garantire attraverso il Comitato Minori presso il Ministero per la Solidarietà Sociale l’affidabilità delle associazioni che realizzano l’ospitalità, nonché la formazione delle famiglie, la congruità del progetto specifico organizzato;
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a ridurre i numeri dei bambini ospitati, ancora esageratamente elevato, per assicurare una maggiore qualità dei progetti e una più efficace tutela dei diritti dei minori; garantire che i bambini orfani vengano ospitati solo in strutture collettive; accertarsi che vengano ospitati solo bambini che non siano mai stati all’estero e non permettere soggiorni ripetuti;
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a continuare il lavoro di stimolo alla comunità internazionale, per ottenere garanzie sulla messa in sicurezza del reattore di Cernobyl esploso vent’anni fa e sull’avvio di interventi tesi alla salvaguardia della salute delle popolazioni esposte alle radiazioni emesse in seguito a quella catastrofe;
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ad attivarsi nei confronti della Commissione Europea per chiedere lo stato di avanzamento dei lavori per la messa in sicurezza dell’attuale sarcofago che racchiude il reattore esploso nel 1986 e che presenta oggi rischi di un collassamento, visto la stessa Commissione risulta a tutt’oggi in più grande donatore internazionale per la costruzione del nuovo contenitore di contenimento.
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